1)L'intricata sessualità di Maximilien Aue, l'uomo che vorrebbe essere una donna, alla maniera di Tiresia. Ragazzino, visse un grande amore con una coetanea, da cui fu strappato per essere inviato in uno spaventoso collegio cattolico, dove l'omosessualità da reclusi era ampiamente praticata. Lui desidera essere una donna durante il rapporto sessuale perché, non potendo avere Lei (il suo grande amore), vuole essere lei, vivere ciò che provava lei con lui. Allo stesso tempo però non vuole affatto essere una donna, perché si diffonde parecchio sui piaceri – esclusivamente maschili – della guerra e della sodomia. Una delle frasi più bizzarre del libro è: "spesso mi sono detto che la guerra e la prostata sono i due doni fatti da Dio agli uomini per indennizzarli del fatto di non essere donna."
Sta di fatto che finora la guerra il protagonista non l'ha vista neanche da lontano, si è limitato ad assistere alle fucilazioni di qualche decina di migliaia di ebrei e a sparare qualche colpo di grazia qua e là. Al fronte non si è neanche avvicinato.
2) Viene da chiedersi quale sia il ruolo del grottesco nella cospicua parte del romanzo dedicata all'esposizione di teorie scientifiche, linguistiche, filosofiche e di "antropologia razziale." A leggere Littell sembra che gli ufficiali SS fossero tutti Doktoren. Tra una dissertazione e l'altra questi cattedratici con l'uniforme nera trasformano l'Ucraina in un cimitero. Una volta giunti nel Caucaso si trovano davanti il complicato caso dei considdetti Bergjuden: sono ebrei a tutti gli effetti o no? Bisogna riservare loro il trattamento speciale, come piacerebbe tanto all'Oberfuhrer Bierkamp, capo dell'Einsatzgruppe (si avvicina la fine dell'anno e deve presentare i bilanci a Berlino, quelle 7000 fucilazioni in più ci starebbero proprio bene), o inserirli nella più illuminata politica delle nazionalità che vorrebbe mettere in atto la Wermacht? Intorno a questi Bergjuden si costruisce una delle sezioni più grottesche del romanzo – tutto un succedersi di dotte disquisizioni, osservazioni linguistiche sul campo, rilevazioni etnologiche, destinato a concludersi in una ridicola conferenza con perizie e controperizie presentate dagli esperti delle SS e della Wermacht, che finisce in un nulla di fatto. Una "esperta" inviata da Berlino sostiene che Bergjuden sono ebrei perché "hanno modi insinuanti." Mentre la Germania nazista si concentra sul caso dei Bergjuden del Caucaso, "quel furbo osseto di Stalin" sferra la sua controffensiva ad ovest e a sud di Stalingrado, e la VI Armata di Paulus rimane accerchiata. E sono cazzi.
3) Ma chi è stato l'editor francese di Littell? Doveva essere un santo, o un profeta, per lasciare al loro posto quelle decine di pagine sulle lingue del Daghestan, gli ebrei di Babilonia, i viaggi di Ibn Battuta, la vita di Lermontov, i Circassi, i Caraciai, i Tat, i Cabardi, la linguistica di Trubeckoi e di Marr, e ovviamente Hegel, Schopenhauer e compagnia nella. Dalle nostre parti, se inserisci tre righe di descrizione ti chiedono di tagliare perché "il lettore si perde."
4) Volendo mischiare un po' le carte tra storia e finzione, può essere interessante ricercare QUI qualche notizia su alcuni dei personaggi del romanzo.





